Sistemi rappresentazionali e PNL

Spesso sento definire la programmazione neuro linguistica come un insieme di tecniche per il cambiamento; questo è sicuramente vero ma nello stesso tempo credo che sia anche qualche cosa di più e di diverso: un atteggiamento. Già un atteggiamento nei confronti del mondo e della vita, degli altri e delle opportunità di crescita che si incontrano ogni giorno.

Ma partiamo con ordine.
A metà degli anni settanta, negli USA, due giovani universitari, un certo Richard Baldler, allora in attesa di laurearsi e John Grinder, allora insegnante di Linguistica, si incontrarono e decisero di dedicarsi ad uno dei più stimolanti e fruttuosi lavori mai realizzati sul successo terapeutico. Incontrarono la Dott.ssa Virginia Satir – molto probabilmente la più grande terapista di coppia del secolo scorso e capace di riuscire a “risolvere” anche i casi più disperati – studiandone i comportamenti, le espressioni verbali, gli stati emotivi che riusciva a suscitare negli altri, nelle coppie con cui lavorava e come le fosse possibile accedere a quelle emozioni e sentimenti che le persone davanti a lei riscoprivano un poco alla volta. Il risultato di quella ricerca, durata alcuni mesi, si è concretizzato in un meraviglioso testo di linguistica pubblicato in italiano dalla casa editrice Astrolabio-Ubaldini editore con il titolo di “La struttura della magia”, tesi di laurea dello stesso Bandler. Sono stati individuate le modalità attraverso le quali ogni persona riesce a rendere la propria struttura superficiale di un’esperienza più approssimata della struttura profonda relativa alla stessa esperienza. In parole povere, per la prima volta in maniera organizzata, sono stati individuati i meccanismi che i “cartografi dell’esperienza” usano per realizzare una mappa del territorio circostante, mappa che varia da cartografo a cartografo nel senso che, rimanendo nella metafora, il primo usa più giallo, mentre un secondo più rosso ed un terzo più blu, ma tutti riproducono l’esperienza con un disegno, una mappa per l’appunto e l’esperienza varia in funzione dei “colori” che predilige il cartografo.

Immaginiamo che vi siano quattro soggetti/cartografi/passeggiatori che, dopo aver trascorso una domenica passeggiando tra i boschi, raccontino la stessa esperienza ai propri familiari ed amici. Il primo soggetto potrebbe narrare qualcosa del genere: “ che bella giornata… il sole passava tra gli alberi del bosco illuminando il sottobosco e gli alberi di tonalità di verde diverse. E il cielo così azzurro… Ah che giornata bellissima”, mentre il secondo soggetto potrebbe raccontare qualche cosa di diverso: “Non potete capire gli odori che ci sono in un bosco… così pungenti e profumati, tutto profuma, anche gli alberi”, ed il terzo potrebbe dire “camminavo come fossi stato su un materasso, morbidissimo… e il sole mi scaldava la pelle della faccia, mentre quando non riusciva a farsi largo tra gli alberi, c’era un po’ di umidità”, ed infine l’ultimo potrebbe ricordare: “abbiamo sentito tantissimi cinguettii e mi pare pure un rapace che ci gridava ininterrottamente dietro, come a dire: chi siete, che volete dirmi?... e il rumore dei ramoscelli che si rompevano sotto i nostri piedi, il vento che fischiava tra gli alberi”

Perché dunque queste persone raccontano la stessa esperienza in maniera così diversa, perché queste persone hanno rappresentato nella propria mente e dunque nel proprio vissuto la stessa esperienza in un modo piuttosto che in un altro ? Si è capito e codificato che vi sono sostanzialmente tre diverse tipologie di sistemi rappresentazionali che le persone usano per disegnare la propria mappa: Visivo (V), Olfattivo Gustativo (OG), Cenestetico (K) e Auditivo (A). Ma la mappa non è il territorio e la struttura superficiale ha tralasciato moltissimi elementi che invece erano presenti nella struttura profonda: rimanendo nell’esempio, il cielo azzurro è stato visto anche dal secondo, dal terzo e dal quarto soggetto che però non lo hanno ricordato.

Gli esseri umani usano dei filtri, molto semplici ed efficaci, per dimenticare alcuni particolari piuttosto che altri:

  • cancellazione
  • distorsione
  • generalizzazione
  • e la loro mappa o struttura superficiale è pronta o quasi.
Tre dei quattro potrebbero non ricordarsi assolutamente dell’odore dell’umidità che invece uno solo ha percepito talmente forte da poterlo raccontare anche ad altre persone (Cancellazione);

Questo soggetto potrebbe ricordare una percezione dell’umidità molto maggiore rispetto a quanto in realtà fosse (Distorsione) e potrebbe conseguentemente – magari anche a distanza di anni – commentare che in tutti i boschi c’è sempre un forte odore di umidità (Generalizzazione).

La mappa non è il territorio e talvolta può capitare che le persone abbiano delle convinzioni nella propria struttura superficiale non efficienti per la loro salute, oppure per il loro equilibrio psicofisico, rapporto con se stesse e con gli altri, con il lavoro, affetti, autostima. Il modello linguistico sviluppato per primo da Bandler e da Grinder osservando Virginia Satir è stato il modo attraverso il quale arricchire la struttura superficiale del soggetto facendo in modo che possa rendersi conto di quanto l’esperienza abbia aspetti importanti ma tralasciati dal soggetto stesso nel processo di semplificazione della propria mappa.
Così si può aiutare una persona a diventare consapevole che la convinzione limitante “Nessuno mi ama”, o “Io non valgo niente” o “Sono incapace” oppure “Bisogna lottare ogni giorno” sia in realtà semplicemente uno dei tanti punti di vista possibile e nemmeno quello più funzionale per il benessere del soggetto.

Applicando poi il modello linguistico sviluppato - che in PNL (Programmazione NeuroLinguistica) si chiama “metamodello” - i due pionieri sono stati in grado di estrarre i “segreti terapeutici” di altri veri geni della psicoterapia americana degli anni 70 (Erickson, Perls fra tutti) e così è nata una disciplina che permette in pochi minuti di uscire da una fobia, di cambiare una convinzione limitante, di liberarsi da un vizio o di accedere a risorse inaspettate, ad entrare in contatto con il proprio inconscio, a modificare. Ma soprattutto, a mio modesto parere, permette, a chi si incammina lungo questa strada, magari avendo sentito parlare di “miracoli” raccontati da altri o avendoli visti di persona, di incontrare uno stato d’animo di curiosità, di ricerca costante, di vivacità mentale che permette di vivere una vita più piena.

Alfonso Guizzardi

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