PRANAYAMA

A cura della redazione di www.yoga.it

Cosa significa Prâna?

Energia indifferenziata che pervade tutto il creato e che si manifesta in ogni essere vivente

Cos'è dunque il Prâna?

E' il soffio invisibile che unisce tutti gli esseri viventi e che dà loro vita, ma non è costituito da ossigeno, idrogeno o azoto.
Swami Shivananda afferma che «il prâna è la somma di tutte le energie contenute nell'universo», è l'energia indifferenziata che pervade e anima tutto il creato e che si manifesta in ogni luogo ed in ogni momento in forme sempre differenti. Radiazioni elettromagnetiche, magnetismo, gravitazione e persino il pensiero rappresentano sottili forme di prâna: noi esistiamo in un oceano di prâna. Il Prâna in realtà è una sola energia, ma appare molteplice osservandola nelle sue diverse funzioni.
Il prâna, proclamano i Rishi, può essere accumulato nel sistema nervoso centrale e in particolare nel plesso solare: lo Yoga fornisce il potere per indirizzare questa corrente energetica coscientemente e volontariamente tramite il pensiero.
Tutti gli esseri viventi esistono finché riescono ad assorbire prâna attraverso il respiro, attraverso la pelle, attraverso il cibo. Quando questa energia divina entra in noi diventa prâna individuale, che percorre e permea tutto il corpo come energia sottile della vita eterna.
Circola in noi attraverso canali sottili che si chiamano nâdî e assume nomi e funzioni diverse. Mentre inspiriamo, questa energia si diffonde in noi; espirando esce da noi ciò che non ci occorre.
Quando siamo nati il nostro primo atto è stato inspirare ed è un dono che restituiremo con l'ultimo atto che sarà l'esalazione del respiro quando ce ne andremo.

Cos'è il prânâyâma?

Il prânâyâma è un metodo per armonizzare non solo il respiro, ma anche i sensi e la mente

Il termine sanscrito prâna (dalla radice "an" - «respirare») può assumere molteplici significati, indica «energia», «soffio vitale», «forza» e «dinamismo»; è spesso usato al plurale per descrivere i respiri vitali.
Ayama d'altro canto significa «prolungamento», «espansione», «controllo»: il prânâyâma quindi è, ad un primo livello, l'arte dell'estensione del respiro e del suo controllo cosciente, ma più profondamente è la capacità di controllare quell'energia sottile contenuta non solo nel respiro, ma anche nell'aria, nell'acqua, negli alimenti.
I saggi indiani affermano che questa energia, il prâna, può essere immagazzinata nel sistema nervoso e che l'adepto, grazie alle tecniche yoga, può apprendere a dirigerla mediante il pensiero.
Il prânâyâma pertanto è un metodo per armonizzare non solo il respiro, ma anche i sensi e la mente.
Attraverso la pratica del prânâyâma, il corpo diventa forte e sano. Con la pratica del prânâyâma, gli apici dei polmoni riceveranno un apporto adeguato di ossigeno, come di solito non accade e ne conseguirà un miglioramento nella quantità e qualità di sangue nell'organismo.

Ujjayi - il respiro vittorioso

Un pranyama fondamentale che dona pazienza, calma i nervi e tonifica tutto l'organismo

Il nome
L'etimologia di questo termine non è certa. Tradizionalmente Ujjayi prânâyâma viene tradotto come "il respiro vittorioso" in quanto per la sua esecuzione è necessario espandere al massimo il torace - atteggiamento tipico di un guerriero.
Una differente interpretazione prevede che il termine derivi dall'unione del prefisso ud, che significa "elevare", e della parola jaya, una tradizionale forma di saluto indiana: il termine quindi può indicare "ciò che si esprime ad alta voce" ed indicherebbe la non silenziosità di questo prânâyâma.

La tecnica
Esistono due tecniche classiche di esecuzione: di seguito verrà illustrata la più semplice, che non implica ritenzione del respiro, a differenza del Poorna-Ujjayi che prevede una ritenzione prolungata a polmoni pieni ed è pertanto riservato ai praticanti esperti.
Le posture migliori per eseguire questo prânâyâma sono siddhâsana, padmâsana oppure il mezzo loto; in caso non si riesca a manenere l'immobilità richiesta è possibile sedere in vajrâsana.
Il bacino è leggermente inclinato in avanti in modo che la regione lombare sia lievemente incurvata; le braccia sono tese, il dorso delle mani appoggia contro le ginocchia, le dita vengono portate in jnana mudra.
La tecnica per eseguire Ujjayi consiste nel contrarre i muscoli alla base del collo, vicino all'inserzione delle clavicole, in modo da ostruire parzialmente la glottide - il segmento mediano della laringe che comunica con la regione posteriore del cavo della bocca.
La frizione dell'aria sulle pareti della laringe provoca un suono caratteristico, sordo e continuo, simile al flusso e al riflusso delle onde del mare sulla battigia; il suono deve risultare dolce e regolare, evitare dunque sforzi eccessivi e mantenere il corpo rilassato.
Conservare il controllo della cintura addominale per tutta la durata del prânâyâma; la contrazione dei muscoli addominali non permette al ventre di espandersi, pertanto l'inspirazione sarà principalmente toracica e subclavicolare. Tanto l'inspirazione quanto l'espirazione avvengono attraverso le narici, che rimangono rilassate e passive.
Inspirare lentamente contraendo i muscoli del collo per ostruire la glottide; quando il diaframma incontra la crescente resistenza offerta dalla cintura addominale verranno sollevate e dilatate al massimo prima le costole e infine la parte alta del torace. Al termine dell'inspirazione il torace risulta completamente espanso e non deve risultare possibile l'introduzione di un seppur minimo volume aggiuntivo di aria.
Dopo uno o due secondi di ritenzione con la glottide completamente bloccata iniziare gentilmente l'espirazione dapprima contraendo i muscoli dell'addome poi quelli del torace abbassando le costole e le clavicole, badando tuttavia a non incurvare la colonna vertebrale.
L'espirazione deve essere completa e avere una durata almeno doppia rispetto all'inspirazione; anche per tutta la durata dell'espirazione la glottide rimane parzialmente ostruita ed il suono prodotto risulta regolare e piacevole da ascoltare.
Dopo uno o due secondi di ritenzione a polmoni vuoti inspirare nuovamente e ripetere il prânâyâma. Effettuare cicli di una decina di respirazioni, proseguendo per 5-10 minuti con brevi pause di riposo fra un ciclo e il successivo. Al termine dell'esercizio rilassarsi in shavâsana per qualche minuto.
Ujjayi può accompagnare anche l'esecuzione delle âsana, limitandosi ad una parziale chiusura della glottide; oltre ai benefici del prânâyâma in questo modo la mente si concentra più facilmente e risulta inoltre più agevole osservare se il respiro fluisce con regolarità durante la pratica.

Effetti del prânâyâma
L'ostruzione parziale della glottide durante l'inspirazione causa un aumento della depressione intratoracica che ha come conseguenza un maggiore richiamo sulla circolazione venosa polmonare ed un incremento degli scambi gassosi e pranici; analogamente durante l'espirazione viene accresciuta la pressione intrapolmonare che contribuisce a mantenere l'elasticità dei polmoni.
La compressione degli organi addominali dovuta al controllo della cintura addominale stimola in particolar modo Svâdhisthâna e Manipûra chakra.

Controindicazioni
La ritenzione deve essere evitata da chi soffre di disturbi cardiaci o affezioni polmonari.
Ujjayi senza ritenzione, eseguito supini con le gambe sollevate, offre un grande benefico a chi soffre di alta pressione sanguigna o disturbi alle coronarie.

Kapalabhati

Una tecnica potente, utilizzata per ossigenare i tessuti, purificare i polmoni e i condotti nasali

Sebbene Kapalabhati faccia parte degli Shat Kriya - pratiche di purificazione - viene comunemente ritenuto esercizio di fondamentale importanza per la pratica del prânâyâma.
E' una tecnica potente che elimina una forte quantità di anidride carbonica e nello stesso tempo, con l'inspirazione lunga e lenta, porta un flusso fresco di ossigeno a tutto il corpo oltre ad accelerare la circolazione sanguigna, tonificare la cintura addominale, mobilizzare il diaframma e mantenere l'elasticità polmonare.
Questo esercizio non è indicato per chi soffre di malattie polmonari ed è sconsigliato ai cardiopatici.
La posizione più adatta per praticarlo è padmâsana. La colonna vertebrale è eretta e la concentrazione è sull'addome.
Procediamo con un'inspirazione diaframmatica lenta e profonda dal naso e, mediante una violenta contrazione dei muscoli addominali, effettuiamo un'espirazione breve e forzata, sempre dal naso. Anche se all'inizio può sembrare difficile, con l'esercizio l'espulsione dell'aria nell'espirazione diventerà più potente.
E' la potenza dell'aria che viene espulsa che interessa in questa pratica, il cui nome significa letteralmente "pulizia del cranio" in quanto elimina decisamente il muco e ogni impurità delle vie respiratorie.
La difficoltà in questo prânâyâma, in apparenza semplice, è eliminare l'aria inspirata lentamente in un solo soffio rapido. I muscoli dell'addome si contraggono di colpo e ci aiutano ad emettere tutta l'aria; il tronco, le spalle e la testa restano immobili e, per quanto possibile, rilassati.
Solo la pratica quotidiana ci renderà padroni di questa tecnica. Si parte da 3 serie da 10 espulsioni rapide con un riposo di 30 secondi per arrivare fino a 3 serie da 120 con un riposo di un minuto fra di esse; la frequenza può arrivare al massimo a 120 espulsioni per minuto ma anche 60 rappresentano un buon ritmo: si ricorda di non rinunciare mai alla potenza dell'espulsione a favore della velocità di esecuzione! Se si avverte un leggero capogiro, meglio fermarsi, inspirare aria e trattenerla qualche secondo.
Van Lysebeth consiglia di effettuare questo esercizio all'inizio della seduta di prânâyâma o addirittura all'inizio dell'intera sadhana: si avrà in tal modo molta più energia per effettuare le âsana.
E' importante procedere gradatamente e lentamente, interrompendo subito la pratica se si avverte troppo sforzo.

Nadi sodhana

Un esercizio basilare per la purificazioni delle nadi e per ottenere calma ed equilibrio

Le nadi sono i condotti sottili (secondo l'anatomia yogica nel nostro corpo ve ne sono ben 72.000!) attraverso cui circola l'energia. Secondo alcuni sul piano fisico essi coincidono con i nervi.
Gli yogi affermano che nell'uomo ordinario, un gran numero di questi condotti non è permeabile alle energie praniche; di conseguenza l'energia circola male nell'organismo. Ciò porta con sé vari squilibri psicofisiologici.
Uno degli obiettivi iniziali dello yoga è quello di garantire la libera circolazione delle energie a tutti i livelli. L'esercizio migliore per la purificazione delle nadi, soprattutto delle due principali Ida e Pingala, si chiama appunto Nadi Sodhana prânâyâma.
Si tratta di un esercizio di respirazione alternata (prima da una narice, poi dall'altra, iniziando ad inspirare dalla sinistra), senza ritenzione del respiro.
Per regolare l'alternarsi del respiro, utilizzeremo le nostre dita per otturare prima una narice e poi l'altra. Ecco come fare: apriamo la mano destra e ripieghiamo contro il palmo l'indice e il medio, tenendo invece tesi il pollice, l'anulare e il mignolo (Vishnu mudra). Con il pollice, rimasto libero, ottureremo la narice destra, con l'anulare e il mignolo, chiuderemo successivamente la narice sinistra.
Seduti in padmâsana, siddhâsana o in posizione facile con la schiena bene eretta, inspirare profondamente quindi chiudere la narice destra con il pollice ed espirare dalla sinistra; inspirare dalla narice sinistra, mentre la destra è ancora chiusa dal pollice; chiudere entrambe le narici per uno o due secondi poi esalare attraverso la destra chiudendo la sinistra con anulare e mignolo; inalare dalla narice destra mantenendo chiusa la sinistra, chiudere entrambe le narici per uno o due secondi quindi esalare dalla sinistra mantenendo la destra chiusa con il pollice; inalando dalla sinistra si ricomincia il ciclo.
La resipirazione è lenta, profonda e silenziosa, la concentrazione è sul flusso dell'aria attraverso le narici.
Inspirazione ed espirazione dovranno avere uguale durata anche se all'inizio della pratica è consigliabile concentrarsi sulla corretta tecnica di esecuzione e sul flusso dell'aria attraverso le narici.
Si consiglia di eseguire sette cicli completi anche se questo prânâyâma non ha controindicazioni ed è possibile prolungare l'esecuzione per il tempo desiderato.

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